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dic
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Una e mille Toich

L’intervista a Francesca Sarah Toich pubblicata oggi su La Nuova Vicenza, nuovo giornale on-line da pochi giorni.

La Nuova Vicenza, 9 dicembre 2011

Una e mille Toich

di Francesca Danda

Sulle prime Francesca Sarah Toich mette una certa soggezione, con quegli occhi penetranti, voce profonda, atteggiamento deciso. E invece la giovane artista ti spiazza, chiacchierando a ruota libera del suo percorso professionale, che tra teatro, romanzi, didattica e letture dantesche ne fa una punta di diamante della cultura germogliata ai piedi dei colli Berici. «La mia vicentinità mi ha aiutata: l’impostazione rigida e borghese di questa città esercita una duplice feconda azione, soffocante e educativa. Da una parte ti costringe ad evadere con la massima creatività, dall’altra ti abitua a farlo con disciplina e metodo».
Classe 1980, formazione classica, Francesca è nata sotto il segno dello scorpione e, a dispetto di ogni scetticismo nei confronti dell’astrologia, la congiunzione astrale l’ha influenzata parecchio. È autrice di testi teatrali, attrice e insegnante di teatro. Ha meritato per ben due volte (nel 2005 e nel 2008, ad honorem) il Lauro Dantesco come miglior interprete italiana della Divina Commedia. Ha fondato nel 2007 l’associazione Ubikteatro, con cui produce spettacoli, performance hi-tech ed installazioni audiovisive assieme al compositore Andrea Santini. E si è pure data alla narrativa, pubblicando tra 2010 e 2011 due romanzi fantasy, “L’Ombra” e “La Notte Celtica” (oltre a registrare una speciale versione per i-pad, i-pod e i-phone di 20 canti selezionati dalla Divina Commedia, in uscita a Natale).
«In realtà nella mia vita la scrittura c’è sempre stata. – precisa – L’attività teatrale è venuta dopo, per imparare a leggere ciò che scrivevo senza risultare soporifera…». Scrittura e recitazione sono intimamente connesse nella sua professione, poiché «la scrittura è orale e ogni volta che si recita un testo lo si riscrive con il timbro, il suono e il sentimento, in una ricerca perpetua. O perlomeno questo è ciò che fanno i bravi attori». Non concede alibi, Francesca, ai mestieranti del settore: «Due sono i pilastri della professionalità di un attore: la cultura e la massima serietà». Da un lato un bagaglio di conoscenze «che possono derivare solo dalla commistione delle arti, da fruire voracemente: teatro, letteratura, mostre, cinema, concerti…», dall’altro una strenua dedizione fino alla maniacalità: «che si tratti di una classe di venti adolescenti o del Pontificio Consiglio della Cultura (è stata invitata più volte ad interpretare Dante alle celebrazioni ufficiali per l’anniversario della sua morte a Ravenna, ndr), la tensione alla massima qualità è sempre la stessa. …Così come la strizza prima di andare in scena».
Una situazione singolare e strana, ma non più di altre quando a 22 anni ti metti in testa di vivere di arte con la mente aperta. Puoi ritrovarti a fare la cartomante per gli artisti della Biennale, a conoscere Gianfranco Ravasi prima che introduca la tua lettura dantesca, o a convenire con Dario Fo sull’importanza dei fumetti di Topolino nella letteratura italiana: «Il lessico utilizzato – “poco dabbene”, “periglioso” – basterebbe da solo a metterli sul podio, se poi ci aggiungi le immagini, la caratterizzazione dei personaggi e gli intrecci… sono a pieno titolo romanzi di fantascienza di rara fattura». C’è qui da dire che il mondo dell’infanzia «immerso in una strabordante fantasia senza corruzioni» è sempre stato per lei oggetto di particolare cura, con una costante attività didattica rivolta ai più piccoli nonostante la vita frenetica tra Belfast e Venezia, dove ha vissuto per dieci anni.
Ora però Francesca è tornata in patria, nella convinzione che «qualcosa comincia a muoversi». Stando ai successi racimolati più altrove che qui, verrebbe da pensare che condivida l’adagio “Nemo propheta in patria”. Ed invece no: «basta fare i professionisti e non i profeti: ogni volta che sono tornata per esibirmi ho ricevuto un’accoglienza entusiasta». Ma perché restare, al di là dell’affetto, se non esistono né soldi né coordinamento né spazi adeguati? «L’altra sera sono rimasta colpita dal numero di giovani accorsi a vedere Faust all’Araceli. C’è fame di cultura, è un buon segno. Il nodo cruciale è riuscire a soddisfarla». La giusta ricetta? «Creare una rete solida di collaborazioni, trovare uno spazio multifunzionale adeguato e pensare in grande». Questi gli ambiziosi obiettivi per il suo prossimo futuro vicentino. In bocca al lupo!

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25
nov
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La Notte Celtica alla Novearti

Il Giornale di Vicenza – 25 novembre 2011 – pagina 55

Alla libreria Novearti di piazza Biade a Vicenza Francesca Sarah Toich presenterà oggi alle 19 il suo secondo romanzo La Notte Celtica. Il potere dei Druidi contro le legioni del buio (Edizioni Miele), sequel dell’opera d’esordio L´ombra. Avventura filosofica tra i fantasmi di Venezia, recentemente pubblicato anche in e-book e di cui uscirà la ristampa cartacea nel 2012. Alla presentazione parteciperà l’artista arzignanese Francesca “Dafne” Vignaga che ha illustrato la copertina del libro e di cui sono in esposizione nella libreria alcune opere. Successive presentazioni del libro martedì 13 dicembre alle 20.30 alla biblioteca di Caldogno e venerdì 16 dicembre alle 18 all’hotel Trettenero di Recoaro Terme.
Protagonista de La Notte Celtica è Leonardo, ragazzino veneziano che ha il dono di vedere i fantasmi. Dopo aver combattuto ne L’Ombra contro spettri e creature oniriche nelle calli, nei palazzi storici veneziani e nel mondo oscuro delle isole d’ombra sotto la laguna fino alla Terra Tomba regno della Mente Nera, ora è chiamato ad una nuova difficile impresa in Irlanda.
Dalle calli di Venezia alle misteriose foreste irlandesi, Leonardo combatte con l’aiuto di Lora e la guida del Filosofo contro le legioni del Male in una nuova avventura per ragazzi e adulti popolata da fantasmi dandy, druidi con magici poteri, coraggiosi guerrieri celti e vichinghi, fate, folletti e orde di mostri terribili fino allo scontro finale.
Francesca Sarah Toich è nata a Vicenza nel 1980, è autrice di racconti e testi teatrali, attrice e insegnante di teatro. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo “L’Ombra – Avventura filosofica tra i fantasmi di Venezia” per Edizioni Miele di cui “La Notte Celtica” è il seguito. Nel 2009 ha vinto il primo premio nel concorso internazionale di scrittura per lo spettacolo Premio Goldoni Opera Prima con la tragedia intitolata Diotallevi.
Nel 2005 e nel 2008 ad honorem ha vinto a Ravenna il Lauro Dantesco per la migliore giovane interprete della Divina Commedia in Italia. É fondatrice e presidente dell’associazione culturale Ubik Teatro a Venezia e Vicenza .

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04
ott
11

Intervista a Francesca Sarah Toich su Il Giornale di Vicenza

Intervista a Francesca Sarah Toich nell’inserto culturale “Tam Tam” de Il Giornale di Vicenza del 4 ottobre 2011 a pagina XIII

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qui sotto il testo dell’intervista

Un’artista di talento e fantasia fra Dante e nuove tecnologie

di Filippo Bordignon

Vicentina in bilico tra Belfast e Venezia, Francesca Sarah Toich è autrice di testi e racconti teatrali, attrice e insegnante di teatro. Considerata a livello internazionale tra i più capaci interpreti dell’opera di Dante Alighieri (nel 2005 le viene conferito il Lauro Dantesco come miglior giovane voce interprete della Divina Commedia, premio triennale riconfermatole nel 2008) ella ha già alle sue spalle la fondazione dell’associazione culturale Ubik Teatro con sede a Venezia, città dove ha insegnato Commedia dell’Arte per diversi anni a studenti e attori professionisti italiani e stranieri. In aggiunta a ciò, nel 2010, ha debuttato in veste di romanziere col titolo ‘L’ombra’ per Edizioni Mieli. Inutile sottolineare la curiosità con la quale ci approcciamo a intervistarla, intenzionati ad approfondirne la conoscenza.
Come artista, cosa esige da se stessa?
Sono sempre più vicina alla tecnologia come forma di rappresentazione del bello, del meraviglioso. Mettere a servizio la propria attorialità dentro a schemi tecnologici ha dato risultati che mi hanno davvero sorpreso a partire dal mio recente lavoro con la video arte, la collaborazione al progetto di Andrea Santini ‘Oscilla’ dove non parlo nemmeno ma muovo oggetti che producono frequenze sonore invitando poi gli spettatori a partecipare attivamente all’opera. Insomma, sono passata dal teatro classico e misticamente rigido a una nuova mentalità: video, applicazioni, modulatori, sensori applicati che muovono la propria ombra e voce in scena; è una nuova frontiera dove arte e scienza ritornano ad andare a braccetto, come accadde nel meraviglioso teatro barocco basato specialmente sulle trovate tecnologiche di macchinisti e scenografi. Persino le mie classiche letture sceniche stanno cambiando modalità: ora sto lavorando per realizzare un’edizione della Divina Commedia per iPad e iPhone che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.
Quali sono le principali differenze che affronta approcciandosi alla scrittura di un testo teatrale piuttosto che di un romanzo?
Non moltissime. Il teatro mi ha insegnato a evitare lungaggini nella scrittura e anche la freschezza nei dialoghi. Il lavoro dell’attore implica la capacità di capire se la propria performance sta funzionando oppure no. Carmelo Bene ha molto insistito sulla ‘scrittura scenica’ e penso che sia un ottimo modo per poi approdare all’elaborazione di un romanzo.
Quali sono oggi le principali difficoltà che un artista si trova ad affrontare nella sua vita professionale?
La situazione è aberrante per la ricerca: niente fondi, politici che sproloquiano blaterando frasi come “Con la cultura non si mangia”… dimentichiamocene e torniamo all’Italia bella, pensando e riflettendo sui miracoli che hanno compiuto artisti, scienziati, scrittori e musicisti. La difficoltà è mestiere. Certo, se lo spettatore fosse più esigente, spegnerebbe la tv. A teatro, di fronte a monologhi di attori incapaci che narrano tristezze, fischierebbe, se ne andrebbe o, almeno, protesterebbe. In Italia ci sono grandi menti, costrette a vivere nascoste e selettive, per non intorpidire il proprio talento.
Cosa le ha insegnato di se stessa il teatro?
Se affrontato seriamente, è una ‘piattaforma umana’, un modo diverso anche di stare a contatto con gli altri. Il teatro dei primi anni infatti per me consisteva nel vivere per più di otto ore al giorno, in perenne contatto con attori e maestri. È come stare in barca: la capacità di odio e amore viene acuita dalla convivenza forzata.
Unitamente a impostazione e dizione, cosa tiene bene a mente quanto interpreta la Divina Commedia?
Si devono distinguere due fasi: preparazione e performance. Contrariamente al concetto di improvvisazione, che ho praticato grazie alla Commedia dell’Arte per molti anni in scena, quando leggo un testo mi preparo con meticolosità quasi ossessiva, come se dovessi scrivere uno sparito su delle parole. In effetti molti musicisti componevano sul lavoro del librettista, è una tecnica che mi piace. Suonando la voce, pare sia il modo migliore per affrontare il testo.
E poi, registratore sempre accanto, per impallidire ascoltando le prime prove e migliorare registrando, registrando, registrando. Infine, al leggio, con il pubblico, eseguo lo spartito che ho studiato, come un musicista. Dante per me, fino a ora, è il miglior ‘librettista’ sul quale lavorare.

13
set
11

Lectura Dantis di Francesca Sarah Toich al Settembre Dantesco di Ravenna questa sera e venerdì 16

Il Giornale di Vicenza, 13 settembre 2011, pagina 49

Sarah Toich recita Dante a Ravenna

RAVENNA
Al Settembre Dantesco di Ravenna doppio appuntamento con la Lectura Dantis di Francesca Sarah Toich. L’attrice vicentina, già vincitrice nel 2005 e 2008 del Lauro Dantesco assegnato al miglior giovane interprete della Divina Commedia, per due serate – oggi e venerdì 16 – leggerà i versi del Sommo Poeta nella basilica di San Francesco dove si trova la tomba di Dante Alighieri durante il mese di eventi che ogni anno la città di Ravenna dedica a Dante.
Questa sera alle 21 – in occasione del 690° anniversario della morte di Dante, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 a Ravenna -, Francesca Sarah Toich leggerà il canto XXXIII del Paradiso durante la serata “Dantis Poetae Transitus” intitolata “L’effige dell’uomo nella luce di Dio”. Commento del teologo Piero Coda. Musiche eseguite dal Bozen Brass Quintet.
Venerdì 16 con inizio sempre alle 21, per la XVII edizione de La Divina Commedia nel Mondo, Francesca Sarah Toich leggerà il canto VII dell’Inferno; durante la serata sarà proposta la traduzione del VII canto dell’Inferno in latino nella versione di Giovanni Bertoldi da Serravalle del 1416.




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