Post contrassegnati da tag ‘teatro

03
nov
12

Il Cuore Rivelatore questa sera allo SpazioNadir

3 novembre 2012 - Vicenza - ore 21.30 – SpazioNadir – Contrà Santa Caterina, 20

La lucidità di un killer

Lettura scenica del racconto “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe

Lettura di Francesca Sarah Toich

Elaborazione musicale di Andrea Santini

Produzione UBIKteatro

(spazionadir)

(facebook)

(Il Giornale di Vicenza)

(UBIKteatro)

17
mag
12

OSCILLA su Cabaret Voltaire

(clicca qui) per leggere l’articolo su Cabaret Voltaire – Maggio 2012

OSCILLA: suono, ricerca, esplorazione – Intervista a Andrea Santini e Francesca Sarah Toich

di Federico Gobetti

OSCILLA è un tavolo con sopra degli oggetti. OSCILLA è un suono che cambia man mano che si toccano gli oggetti. OSCILLA è un quadro sempre nuovo che appare di fronte agli occhi, in cui lo spettatore diventa l’artista che da forma alle figure. OSCILLA è un misto tra arte visuale e sperimentazione sonora.

Il creatore, Andrea Santini: “OSCILLA esplora le radici di come si formano i suoni. È una visione dei rapporti matematici alla base della musica. Un’installazione in cui ogni persona è partecipe della creazione del suono, inteso come elemento archetipico”.

Da dove viene l’idea di questa opera?
Come musicista ho una base di “musica suonata” però mi è sempre piaciuto sperimentare e scomporre gli schemi musicali tradizionali per trovare soluzioni originali ed esprimere in maniera nuova determinate sensazioni del mio mondo interiore.

OSCILLA è quasi uno strumento di meditazione, o di trance…
Il suono base che OSCILLA produce sfrutta frequenze medio basse che non esistono in natura. Gli strumenti che “ci arrivano” vicini sono il flauto e l’organo. Forse è per questo che “giocandoci” si può arrivare ad entrare in una sorta di meditazione. Anche per questo il sottotitolo dell’opera è “Modern rituals”. Quello che OSCILLA crea è un ambiente musicale che diventa rito. Quasi un rituale magico e mistico.

Che effetto fa OSCILLA sulle persone?
Ai bambini piace da impazzire. Piace molto ai giovani ma anche a persone di tutte le età. La forza di quest’opera è la sua semplicità, che le permette di arrivare diretta alle persone.

L’installazione è prodotta da Ubik Teatro. Di cosa si tratta?
La parola passa a Francesca Sarah Toich, scrittrice, lettrice e artista teatrale: “Ubik è un gruppo di ricerca creativa per esplorare, tramite il teatro, legami e ibridi tra pensero, parola, musica, cinema e tecnologia. Un’applicazione delle risorse tecniche al mondo dei sogni. Un’esperienza che non è più solo teatro e non è più solo musica. Il nucleo di lavoro principale è costituito da Andrea Santini,Francesca Sarah Toich, Giacomo Trevisan e Ilaria Pasqualetto.

Quali sono i progetti principali del gruppo?
Principalmente facciamo ricerca sul teatro musicale elaborando ed implementando tecnologie di interazione come “motion tracking” e “gate control” che, sfruttando movimento e vocalità degli attori permettendo loro di interagire, creare e condizionare i contenuti musicali della performance e la loro diffusione spaziale nello spazio acustico in funzione di una drammaturgia sonora. Un esempio è lo spettacolo “Venusia”, concerto-spettacolo che racconta e reinterpreta sul un palcoscenico il contesto sonoro di Venezia, la sua cultura e le sue tradizioni.

Progetti futuri?
Abbiamo vari progetti in cantiere: realizzeremo uno spettacolo sulle letture con testi della divina commedia in cui la voce viene processata dal vivo e usata come sottofondo musicale di se stessa. Un altro progetto poi è l’esplorazione della religiosità partendo dalle idee di Giordano Bruno. E altro ancora.

(clicca qui) per maggiori informazioni su OSCILLA

04
mag
12

“VOX – IL CORPO DELLA VOCE” CON FRANCESCA SARAH TOICH

Image

Esplorare le potenzialità della voce, scoprirne le infinite sfumature, imparare ad utilizzarla al meglio, in ogni occasione della vita. Conoscere il corpo attraverso la voce per trovare uno strumento che consenta di esprimersi pienamente sono gli obiettivi di “Vox – Il Corpo della Voce”.

Dopo il successo del primo corso che si concluderà il 25 maggio, sono aperte le iscrizioni per la seconda edizione di “Vox – Il Corpo della Voce” tenuto dall’attrice Francesca Sarah Toich per Ubik Teatro nello spazio VOLL (Via Luca della Robbia, 19) a Vicenza in collaborazione con l’associazione Artemis.
Otto incontri a giugno (4/11/18/25) e luglio (2/9/16/23) ogni lunedì dalle 20 alle 22.

L’arte di utilizzare la voce e le parole non è solo una serie di regole da seguire per imparare a parlare con efficacia, non si limita alla dizione, alla postura, al carisma dell’oratore. È soprattutto un percorso che attraverso una doppia indagine – dentro se stessi e dentro al linguaggio e le sue molteplici espressioni – porta alla scoperta della musicalità di cui poesia e prosa sono fonti inesauribili e sorprendenti.
Sono aperte le iscrizioni per partecipare alle otto lezioni della durata media di due ore che comprenderanno movimento fisico ed esercizi vocali mirati alla conoscenza della voce attraverso il corpo; strumenti facilmente memorizzabili e che potranno essere utilizzati in molte occasioni della vita personale e professionale.

Il corso si terrà allo spazio VOLL – Via Luca della Robbia, 19 – Quartiere San Pio X – Vicenza – 4/11/18/25 giugno – 2/9/16/23 luglio 2012 – dalle 20 alle 22

Per informazioni ed iscrizioni:
tel: 349 8029517
mail: info@ubikteatro.com

29
feb
12

“VOX – IL CORPO DELLA VOCE” CON FRANCESCA SARAH TOICH – Dal 30 marzo allo spazio Voll

30 marzo – 6/20/27 aprile – 4/11/18/25 maggio 2012 – Spazio VOLL – Vicenza
“VOX – IL CORPO DELLA VOCE” CON FRANCESCA SARAH TOICH
Otto incontri per conoscere e imparare ad usare al meglio la voce nel lavoro e nella vita

Vicenza – Esplorare le potenzialità della voce, scoprirne le infinite sfumature, imparare ad utilizzarla al meglio in ogni occasione della vita. Conoscere la voce attraverso il corpo e il corpo attraverso la voce per esprimersi pienamente.

Sono gli obiettivi del corso “Vox – Il Corpo della Voce” tenuto dall’attrice Francesca Sarah Toich per Ubik Teatro nello spazio VOLL (Via Luca della Robbia, 19) a Vicenza. Otto incontri a partire dal 30 marzo (30 marzo – 6/20/27 aprile – 4/11/18/25 maggio 2012) il venerdì dalle 19.30 alle 21.30.

L’arte di utilizzare la voce e le parole non è solo una serie di regole da seguire per imparare ad esprimersi con efficacia, non si limita alla dizione, alla postura, al carisma dell’oratore. È soprattutto un percorso che attraverso una doppia indagine – dentro se stessi e dentro al linguaggio e le sue molteplici espressioni – porta alla scoperta della musicalità di cui poesia e prosa sono fonti inesauribili e sorprendenti.

Sono aperte le iscrizioni per le otto lezioni della durata media di due ore che includeranno movimento fisico ed esercizi vocali: strumenti facilmente memorizzabili che potranno essere utilizzati in molte occasioni della vita personale e professionale.

Il corso si terrà allo spazio VOLL – Via Luca della Robbia, 19 – Quartiere San Pio X – Vicenza – 30 marzo – 6/20/27 aprile – 4/11/18/25 maggio 2012 – dalle 19.30 alle 21.30

Per informazioni ed iscrizioni:
tel: 349 8029517
mail: francescasarah@ubikteatro.com

(corrierevicentino.it) – (vicenza.com) – (vicenapiu.com)

09
dic
11

Una e mille Toich

L’intervista a Francesca Sarah Toich pubblicata oggi su La Nuova Vicenza, nuovo giornale on-line da pochi giorni.

La Nuova Vicenza, 9 dicembre 2011

Una e mille Toich

di Francesca Danda

Sulle prime Francesca Sarah Toich mette una certa soggezione, con quegli occhi penetranti, voce profonda, atteggiamento deciso. E invece la giovane artista ti spiazza, chiacchierando a ruota libera del suo percorso professionale, che tra teatro, romanzi, didattica e letture dantesche ne fa una punta di diamante della cultura germogliata ai piedi dei colli Berici. «La mia vicentinità mi ha aiutata: l’impostazione rigida e borghese di questa città esercita una duplice feconda azione, soffocante e educativa. Da una parte ti costringe ad evadere con la massima creatività, dall’altra ti abitua a farlo con disciplina e metodo».
Classe 1980, formazione classica, Francesca è nata sotto il segno dello scorpione e, a dispetto di ogni scetticismo nei confronti dell’astrologia, la congiunzione astrale l’ha influenzata parecchio. È autrice di testi teatrali, attrice e insegnante di teatro. Ha meritato per ben due volte (nel 2005 e nel 2008, ad honorem) il Lauro Dantesco come miglior interprete italiana della Divina Commedia. Ha fondato nel 2007 l’associazione Ubikteatro, con cui produce spettacoli, performance hi-tech ed installazioni audiovisive assieme al compositore Andrea Santini. E si è pure data alla narrativa, pubblicando tra 2010 e 2011 due romanzi fantasy, “L’Ombra” e “La Notte Celtica” (oltre a registrare una speciale versione per i-pad, i-pod e i-phone di 20 canti selezionati dalla Divina Commedia, in uscita a Natale).
«In realtà nella mia vita la scrittura c’è sempre stata. – precisa – L’attività teatrale è venuta dopo, per imparare a leggere ciò che scrivevo senza risultare soporifera…». Scrittura e recitazione sono intimamente connesse nella sua professione, poiché «la scrittura è orale e ogni volta che si recita un testo lo si riscrive con il timbro, il suono e il sentimento, in una ricerca perpetua. O perlomeno questo è ciò che fanno i bravi attori». Non concede alibi, Francesca, ai mestieranti del settore: «Due sono i pilastri della professionalità di un attore: la cultura e la massima serietà». Da un lato un bagaglio di conoscenze «che possono derivare solo dalla commistione delle arti, da fruire voracemente: teatro, letteratura, mostre, cinema, concerti…», dall’altro una strenua dedizione fino alla maniacalità: «che si tratti di una classe di venti adolescenti o del Pontificio Consiglio della Cultura (è stata invitata più volte ad interpretare Dante alle celebrazioni ufficiali per l’anniversario della sua morte a Ravenna, ndr), la tensione alla massima qualità è sempre la stessa. …Così come la strizza prima di andare in scena».
Una situazione singolare e strana, ma non più di altre quando a 22 anni ti metti in testa di vivere di arte con la mente aperta. Puoi ritrovarti a fare la cartomante per gli artisti della Biennale, a conoscere Gianfranco Ravasi prima che introduca la tua lettura dantesca, o a convenire con Dario Fo sull’importanza dei fumetti di Topolino nella letteratura italiana: «Il lessico utilizzato – “poco dabbene”, “periglioso” – basterebbe da solo a metterli sul podio, se poi ci aggiungi le immagini, la caratterizzazione dei personaggi e gli intrecci… sono a pieno titolo romanzi di fantascienza di rara fattura». C’è qui da dire che il mondo dell’infanzia «immerso in una strabordante fantasia senza corruzioni» è sempre stato per lei oggetto di particolare cura, con una costante attività didattica rivolta ai più piccoli nonostante la vita frenetica tra Belfast e Venezia, dove ha vissuto per dieci anni.
Ora però Francesca è tornata in patria, nella convinzione che «qualcosa comincia a muoversi». Stando ai successi racimolati più altrove che qui, verrebbe da pensare che condivida l’adagio “Nemo propheta in patria”. Ed invece no: «basta fare i professionisti e non i profeti: ogni volta che sono tornata per esibirmi ho ricevuto un’accoglienza entusiasta». Ma perché restare, al di là dell’affetto, se non esistono né soldi né coordinamento né spazi adeguati? «L’altra sera sono rimasta colpita dal numero di giovani accorsi a vedere Faust all’Araceli. C’è fame di cultura, è un buon segno. Il nodo cruciale è riuscire a soddisfarla». La giusta ricetta? «Creare una rete solida di collaborazioni, trovare uno spazio multifunzionale adeguato e pensare in grande». Questi gli ambiziosi obiettivi per il suo prossimo futuro vicentino. In bocca al lupo!

(clicca qui) per leggere l’articolo nel sito de La Nuova Vicenza

(clicca qui) per leggere la rassegna stampa

29
ott
11

Xena Zupanic

Nuovo articolo di Francesca Sarah Toich per il sito di informazione online 5W dedicato a Xena Zupanic. (clicca qui) per leggere l’articolo sul sito cinquew.it

Xena, una Sacra rappresentazione. Ciò che sconvolge in Xena Zupanic è la sua purezza sconfinata, quasi intatta, folgorante sul palcoscenico come nella vita; pare infatti non esserci per lei distinzione tra pubblico e privato dato che Chiambretti girò parte delle puntate di Markette proprio in “casa Xena”. Parliamo della sua casa: un’opera d’arte, wunderkammer di testi esoterici e abiti sacri mescolati a qualsivoglia oggetto mistico.
Xena: attrice, regista, performer, ha attraversato la storia dello spettacolo italiano. Come lei stessa martirizza: “Il tremendo Carmelo Bene vedeva l’incarnazione della Beatrice dantesca in me. Beatrice non era una slavata, dolciastra, preraffaelitica ombra femminile, ma valchiria germanica, guida potente dei mondi oltremondani nella sua visione impegnativa. Bramava di realizzare una Divina Commedia, dove Beatrice guidava con passo da guerriera tra le tenebre cupe la luce accecante ad un Dante timoroso. La guerriera sul carro solare parmenideo, l’inarrestabile calamita salvifica per quelli che cercano. L’idea non fu realizzata perché ormai a nessuno importava scendere negli inferi e alzarsi in paradiso.”
Musa di molti artisti, inarrestabile macchina performativa, Xena vede nel teatro qualcosa di simile al vero rituale, o meglio, a ciò che fu il vero teatro. Osservarla all’opera, sconcerta: non recita. Il suo corpo si fonde nello spazio catturando i presenti e gli assenti, portandoli quasi verso un’esperienza mistica.
Non a caso il museo Madre di Napoli ha realizzato recentemente un’importante opera di videoarte grazie a lei. Mystica, questo il titolo del lavoro, consisteva nella chiusura totale dell’artista in una chiesa sconsacrata di Napoli, senza cibo, senza nessuno che non fosse creato dalle sue allucinazioni, per 153 ore (tempo mistico). Ne risulta un video-spettacolo assolutamente slegato dal teatro contemporaneo. L’interprete Xena rivive infatti l’estasi. Non la riproduce, ma, esperendola, la dona agli spettatori.
La sua bellezza ricorda il corpo androgino, perfetto dell’essere primordiale, qualità che fu notata e utilizzata da diversi registi. Può infatti scatenare idee all’infinito, come lei stessa ci racconta: “Il controverso e uno dei più originali cineasti italiani Marco Ferreri, vedendo la copertina dell’Europeo dove baluginava il mio torso nudo mi chiamò per parlarmi del suo progetto: il film su Atlantide, il continente perduto, dove la ricchezza e conoscenza hanno naufragato insieme con gli abitanti inermi. L’Atlantide come un miraggio concreto, una utopia realistica, un sogno veritiero…”
In effetti, vedendo uno spettacolo di Xena si cade in un sogno, da molti definito incubo.
Difatti, la sua celebrità consiste anche nel suo comportamento infero. Perciò ho voluto chiederle: “Sei famosa per il tuo rapporto con l’Oscuro. Come fai a vederci laggiù?
“E’ proprio l’Oscuro quello che mi cura fornendomi l’acuta vista per non scivolare laggiù. Mentre nella luce del giorno la maggior parte della gente sculetta intimamente convinta di vivere avvolta in una luce progressiva e inarrestabile, io mi sfamo con la tintura nera dell’Oscurità. A volte sono una piovra gigantesca dagli abissi marini, a volte il ratto della fogna metropolitana con gli occhi purpurei che tagliano la tenebrosità. A volte anche l’aquila solare che vola verso l’astro nascente, conscia che l’Oscuro è la tenebra divina, l’eccesso della luce insopportabile. L’Oscuro cura la corruttibilità dell’essere una volta penetrato e riconosciuto. Salda nell’oscurità non scado, non diventando l’oggetto non mi metto in saldo.”
Parlare con Xena ricorda agli artisti la loro origine tellurica, ctonia. Oggi spaventa, dialogare sulla morte, sul nero… ma gli antichi popoli ne facevano elemento performativo.
Xena è bellissima, talmente bella che deve disintegrarsi come un quadro di Bacon, ogni giorno. E’ stata un’ambita modella ma da sempre preferì il teatro: “Moda è lo zerbino zebrato dove il Re-teatro appoggia il suo prezioso fango, portato da mondi immaginabili. Il Re-teatro mi ha forgiata in modo da distruggere tutte le mode del mio Io.”
Sono parole di origine balcanica, terra madre dell’artista, paese fieramente gremito di geni sregolati. La concezione di Xena nei confronti del teatro segna inequivocabilmente ogni suo lavoro: “Il teatro tratta dei defunti e quelli in procinto di morire. Nella sua struttura è una arte necrofila volta a riconoscere i trapassati, gli eroi e i meschini che ardono morire. Frequentare il teatro vuol dire trovarsi al cimitero quotidianamente, scrivere degli epitaffi assiduamente. Il mio posto sulla lapide: “Resusciti per morire”, indica la mia ferma convinzione che il teatro è eterno come l’uomo, come l’umano che ci circonda, è il sogno dei morti che una volta resuscitati non vedono l’ora di morire di nuovo.”
C’è da considerare il “memento mori” dell’artista come una riflessione tutt’altro che cupa. La morte pervade il suo istinto creativo, allo stesso modo del sacro e della pazzia. Proprio riguardo alla follia, l’attrice vorrebbe farne un film: “Il film sulla Sacra Pazzia che attraversa i punti nevralgici del mio corpo. Convinta che solo “pazzia” possiede la purezza salvifica mi consolo attentamente seguendo i motti più impercettibili che guizzano dentro la mia Oscurità feconda…”
E’ molto divertente stare in compagnia di Xena, estremamente colta e dolce: si ha la sensazione di avere a che fare con una creatura non del tutto umana. C’è chi l’ha chiamata donna-vampiro, chi musa, chi demone. Vederla lavorare ricorda inoltre la vecchia scuola teatrale fatta di concentrazione e totale abbandono all’essere sulla scena.
Senza finzioni, senza esitazioni. Sì, Xena fa paura, ma solamente perché risulta incredibile la sua totale estasi e immersione in ciò che sta esperendo, qualsiasi sia il ruolo assegnatole. Una vita dedicata interamente alla scena e all’arte, costellata di incontri straordinari e di duro lavoro quotidiano.
Interessantissimo il rapporto con la figlia, Persefone Zubcic, fotografa di grande talento che ha più volte usato la madre come soggetto, anche nella sua ultima mostra dal titolo C/Orpo.
Il loro rapporto si snoda in una sinergia creativa e simbolica ben definita da Xena con queste parole: “Persefone. La seguo mentre si trova dietro le mie spalle. Lei guarda il mio operato che una volta seminato diventa un esteso campo minato pieno d’insidie. Come nel sonno dei morti lei si muove in continuazione lungo i perimetri del campo minato evitando le trappole materne. La immagino gigante che una volta uscita dal campo mi porta sulle sue spalle, porta me, nana. Così incamminate penetriamo l’orizzonte immediato davanti a noi.”
Dovremmo essere fieri di avere con noi in Italia un’artista così poliedrica e geniale quale è Xena.
E’ come dare asilo ad un essere mitologico, scappato da chissà quale mondo, per venire nel nostro a portare l’arte, attraverso le tenebre.
Pensandola, non posso evitare di ricollegarla al famoso motto alchimista: “Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius (Andare verso l’oscuro e verso l’ ignoto attraverso ciò che è ancora più oscuro e più ignoto)” ed essere terribilmente tentata di seguirla…

04
ott
11

Intervista a Francesca Sarah Toich su Il Giornale di Vicenza

Intervista a Francesca Sarah Toich nell’inserto culturale “Tam Tam” de Il Giornale di Vicenza del 4 ottobre 2011 a pagina XIII

(clicca qui) per vedere la pagina in formato pdf

qui sotto il testo dell’intervista

Un’artista di talento e fantasia fra Dante e nuove tecnologie

di Filippo Bordignon

Vicentina in bilico tra Belfast e Venezia, Francesca Sarah Toich è autrice di testi e racconti teatrali, attrice e insegnante di teatro. Considerata a livello internazionale tra i più capaci interpreti dell’opera di Dante Alighieri (nel 2005 le viene conferito il Lauro Dantesco come miglior giovane voce interprete della Divina Commedia, premio triennale riconfermatole nel 2008) ella ha già alle sue spalle la fondazione dell’associazione culturale Ubik Teatro con sede a Venezia, città dove ha insegnato Commedia dell’Arte per diversi anni a studenti e attori professionisti italiani e stranieri. In aggiunta a ciò, nel 2010, ha debuttato in veste di romanziere col titolo ‘L’ombra’ per Edizioni Mieli. Inutile sottolineare la curiosità con la quale ci approcciamo a intervistarla, intenzionati ad approfondirne la conoscenza.
Come artista, cosa esige da se stessa?
Sono sempre più vicina alla tecnologia come forma di rappresentazione del bello, del meraviglioso. Mettere a servizio la propria attorialità dentro a schemi tecnologici ha dato risultati che mi hanno davvero sorpreso a partire dal mio recente lavoro con la video arte, la collaborazione al progetto di Andrea Santini ‘Oscilla’ dove non parlo nemmeno ma muovo oggetti che producono frequenze sonore invitando poi gli spettatori a partecipare attivamente all’opera. Insomma, sono passata dal teatro classico e misticamente rigido a una nuova mentalità: video, applicazioni, modulatori, sensori applicati che muovono la propria ombra e voce in scena; è una nuova frontiera dove arte e scienza ritornano ad andare a braccetto, come accadde nel meraviglioso teatro barocco basato specialmente sulle trovate tecnologiche di macchinisti e scenografi. Persino le mie classiche letture sceniche stanno cambiando modalità: ora sto lavorando per realizzare un’edizione della Divina Commedia per iPad e iPhone che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.
Quali sono le principali differenze che affronta approcciandosi alla scrittura di un testo teatrale piuttosto che di un romanzo?
Non moltissime. Il teatro mi ha insegnato a evitare lungaggini nella scrittura e anche la freschezza nei dialoghi. Il lavoro dell’attore implica la capacità di capire se la propria performance sta funzionando oppure no. Carmelo Bene ha molto insistito sulla ‘scrittura scenica’ e penso che sia un ottimo modo per poi approdare all’elaborazione di un romanzo.
Quali sono oggi le principali difficoltà che un artista si trova ad affrontare nella sua vita professionale?
La situazione è aberrante per la ricerca: niente fondi, politici che sproloquiano blaterando frasi come “Con la cultura non si mangia”… dimentichiamocene e torniamo all’Italia bella, pensando e riflettendo sui miracoli che hanno compiuto artisti, scienziati, scrittori e musicisti. La difficoltà è mestiere. Certo, se lo spettatore fosse più esigente, spegnerebbe la tv. A teatro, di fronte a monologhi di attori incapaci che narrano tristezze, fischierebbe, se ne andrebbe o, almeno, protesterebbe. In Italia ci sono grandi menti, costrette a vivere nascoste e selettive, per non intorpidire il proprio talento.
Cosa le ha insegnato di se stessa il teatro?
Se affrontato seriamente, è una ‘piattaforma umana’, un modo diverso anche di stare a contatto con gli altri. Il teatro dei primi anni infatti per me consisteva nel vivere per più di otto ore al giorno, in perenne contatto con attori e maestri. È come stare in barca: la capacità di odio e amore viene acuita dalla convivenza forzata.
Unitamente a impostazione e dizione, cosa tiene bene a mente quanto interpreta la Divina Commedia?
Si devono distinguere due fasi: preparazione e performance. Contrariamente al concetto di improvvisazione, che ho praticato grazie alla Commedia dell’Arte per molti anni in scena, quando leggo un testo mi preparo con meticolosità quasi ossessiva, come se dovessi scrivere uno sparito su delle parole. In effetti molti musicisti componevano sul lavoro del librettista, è una tecnica che mi piace. Suonando la voce, pare sia il modo migliore per affrontare il testo.
E poi, registratore sempre accanto, per impallidire ascoltando le prime prove e migliorare registrando, registrando, registrando. Infine, al leggio, con il pubblico, eseguo lo spartito che ho studiato, come un musicista. Dante per me, fino a ora, è il miglior ‘librettista’ sul quale lavorare.




Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.